La sfida della governance: Milano chiama le Nazioni Unite

L’Economia del Corriere della Sera

14 settembre 2026

A cura di: Danilo Taino

Una firma di primo piano dedica un’analisi a tutta pagina alla proposta, collocandola nel dibattito internazionale sul rischio sistemico dell’AI — dal Doomsday Clock alle dimissioni del ricercatore di Anthropic Jacob Coxon, alle stime di Evan Hubinger, alla lettera «Pacing the Frontier» firmata da oltre 1.300 dipendenti dei laboratori di frontiera, fino agli allarmi di Yuval Noah Harari ed Elon Musk. Taino riconosce l’assenza di una struttura dedicata e «orizzontale» di coordinamento e individua proprio in questo vuoto lo spazio della proposta milanese, richiamando università e centri di ricerca, sette data center e soprattutto l’equidistanza della città dai due contendenti dell’egemonia tecnologica. Dà conto del comitato promotore in formazione — Assolombarda, Confcommercio e, a titolo personale, Silvio Savarese — dell’obiettivo di portare la proposta alla discussione internazionale entro maggio 2027, del modello di finanziamento ibrido e del contrasto con la WAICO lanciata dalla Cina.

«Non esiste però una struttura dedicata e orizzontale che coordini le agenzie e lavori sulla governance dell’Ai. È qui che arriva la proposta di costituire una struttura del genere a Milano.» 

«Una struttura sotto l’egida delle Nazioni Unite ma che parte dal basso, a differenza delle vecchie agenzie del Novecento, come vettore orizzontale attorno a cui l’Onu ritrova la propria centralità storica.»

«L’Ai ha bisogno di una governance globale, condivisa, basata sui Carolina Principles: non per frenare l’Ai ma per intervenire sui rischi. Il Doomsday non è un destino.»

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